La precessione degli equinozi

L'equinozio, la cui culminazione definisce l'inizio dell'anno siderale, non mantiene la stessa posizione nella sfera delle stelle. Quando si è affrontato l'argomento riguardante il Polo Nord Celeste abbiamo rilevato che la Stella Polare dista da esso circa 1°; bisogna aggiungere che il Polo non è stato sempre vicino alla Polare ma, nel suo lento spostamento, ha lambito stelle come Thuban (nella costellazione del Drago) o Vega } (Lira) e, nei millenni futuri, ritornerà ciclicamente ad occupare gli stessi punti del cielo (vedi tavola 9). Entrambi gli spostamenti -dei punti equinoziali e dei Poli Celeste- sono aspetti di uno stesso fenomeno, generalmente conosciuto come la " Precessione degli Equinozi ". Nel 125 a.C. l'astronomo greco Ipparco

 

scoprì questo moto dell'asse terrestre, ma solo 18 secoli dopo Sir Isaac Newton trovò la spiegazione. Vediamo cosa accade. Ribadiamo che il Polo Celeste è il punto sulla volta celeste proiezione dell'asse di rotazione terrestre e quindi, il centro intorno al quale il cielo appare ruotare. Se la Terra fosse una sfera perfetta la proiezione dell'asse intercetterebbe sempre lo stesso punto della sfera celeste. La Terra, invece, si presenta un po' schiacciata ai Poli e un po' spanciata all'equatore e questo causa l'oscillazione dell'asse, come accade ad una trottola alla fine della sua corsa. Mentre l'inclinazione dell'asse terrestre rimane sempre di 23,5° dalla verticale, lo stesso descrive un moto a forma di doppio cono, per completare il quale sono necessari circa 25800 anni. L'estremità dell'asse del cono descrive un cerchio. Le stelle che sono sopra o nelle vicinanze della circonferenza diventano stelle polari, successivamente, nel corso di circa 260 secoli. Questo tempo impiegato per compiere un'oscillazione completa è chiamato Anno Platonico . La nostra attuale Stella Polare, abbiamo già detto, è molto prossima a questa circonferenza ma pochi millenni fa il Polo era molto lontano dalla Polare e vicino a Thuban : questa era la stella del Nord al tempo delle costruzioni delle grandi Piramidi di Giza, durante il III millennio a.C. Nei prossimi secoli g, b e a della costellazione di Cefeo saranno prossime alla circonferenza e quindi approssimativamente le stelle polari tra 2000, 4000 e 6000 anni. Non saranno polari particolarmente brillanti (del resto neanche quella attuale lo è!) ma tra circa 8000 anni una stella di prima grandezza - Deneb (nella costellazione del Cigno)- sarà ragionevolmente vicina al Polo; nel 14000 d.C. toccherà ad una stella molto brillante - Vega (nella costellazione della Lira). Nel 18000 d.C. sarà la volta della stella t (costellazione di Ercole) che è soltanto di 4 a magnitudine e circa nel 23000 Thuban sarà nuovamente prossima al Polo.

Sull'eclittica l'effetto di questo moto dell'asse terrestre è lo spostamento degli equinozi; ciò è dovuto al fatto che l'oscillazione dell'asse, nel corso dei millenni, trasporta l'equatore celeste che ad esso è perpendicolare, facendolo slittare sull'eclittica, che invece rimane ferma. Conseguenza di ciò è lo spostamento dei punti d'intersezione tra equatore ed eclittica, dunque, dei punti equinoziali, nel verso opposto al moto annuale del Sole; infatti, il termine precessione è da intendersi nel senso di anticipazione. Evidentemente gli equinozi, ora posti nei Pesci} e nella Vergine, stanno lentamente scivolando nell' Acquario} e nel Leone alla velocità di 1/3 di grado ogni 25 anni. E non solo si muovono i Poli e gli equinozi a causa della precessione; l'ascensione retta delle stelle, ricordiamo, è misurata a partire dal punto Vernale (Equinozio di Primavera) e la declinazione a partire dall'equatore. Pertanto questo sistema di coordinate delle stelle, risentendo del lentissimo moto di precessione, deve esse aggiornato ogni 25 anni; sicché le mappe stellari sono valide per questo periodo. Nei secoli la precessione produce una visione del cielo continuamente differente portando, ad esempio, sopra l'orizzonte costellazioni prima non visibili e viceversa.

Gli equinozi ed ovviamente i solstizi, soggetti alla traslazione di cui si è trattato, rappresentano gli inizi delle stagioni, le quali, evidentemente, subiscono lo stesso spostamento nel corso dell'anno platonico, relativamente alle stelle. La primavera, che ora inizia con il Sole nei Pesci, pochi millenni fa iniziava quando il Sole era in Ariete e anche i solstizi si sono spostati, quello invernale da Capricorno in Sagittario, e quello estivo da Cancro in Gemelli.

Questo non significa che in futuro l'estate inizierà a Dicembre: la lunghezza dell'anno -365,2422 giorni solari- è il periodo tra due ritorni del Sole all'equinozio di primavera e le stagioni, quindi, manterranno sempre le stesse posizioni nell'anno. Piuttosto che tra 12000 anni, a partire da ora, con la polare che sarà Vega, le nostre attuali costellazioni estive, lo Scorpione e Sagittario -ora basse nel cielo meridionale estivo- saranno ben visibili, alte nel cielo d'inverno; le nostre attuali stelle invernali saranno stelle estive, con i Gemelli bassi a Sud.

 

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