Un modello più realistico

 

L'ombrello planetario è, evidentemente, un modello molto semplificato. Una rappresentazione più ricca si ha considerando il cielo come un gigantesco planetario. In un'ampia pianura, con la visuale non ostruita, credo che non si abbia alcuna difficoltà ad ammettere che la Terra appaia come un disco piatto circolare delimitato da un bordo, che è l'orizzonte e con noi posti nel centro di questo; sopra, il cielo, una vastissima semisfera con il proprio bordo poggiante sull'orizzonte. Immaginiamo che il modello rappresenti il cielo visto da un luogo alla latitudine Nord di 39°; l'osservatore individuerà la Polare ad una distanza angolare dall'orizzonte di circa 39° e le stelle che hanno una distanza dal Polo Nord Celeste maggiore di questo angolo non sono circumpolari.

Si definisce altitudine la distanza angolare di una stella dall'orizzonte. Solo la Stella Polare ha un'altitudine costante durante la notte, a patto che l'osservatore resti alla stessa latitudine; tutte le altre stelle varieranno continuamente questa coordinata perché soggette alla rotazione della volta celeste. L'altitudine della Polare, o più esattamente, del Polo Nord Celeste è sempre uguale alla latitudine del luogo da cui si osserva (vedi tavola 2).

 

La linea immaginaria che l'osservatore può tracciare a partire dal punto Nord dell'orizzonte, passante sul proprio Zenit e terminante nel punto Sud dell'orizzonte, si chiama meridiano locale ; un'analoga linea può tracciarsi da Est ad Ovest. Si realizza, così, il modello della semisfera e facilmente si può immaginare una semisfera simmetrica alla prima, per avere complessivamente una sfera intera. Ovviamente, l'osservatore vedrà solo il semiglobo superiore; l'altro è al di sotto della superficie del disco. Prolungando sotto questa superficie l'asse congiungente il Polo Nord Celeste con l'osservatore, s'intercetterà la semisfera inferiore; tale punto rappresenta il Polo Sud Celeste , il quale manifesta le stesse peculiarità di quello Nord, per gli osservatori dell'emisfero australe (quest'asse Polo Nord-Polo Sud è " l'asta dell'ombrello planetario "). Mentre l'intero globo ruota attorno a tale asse, la posizione del disco, posto al suo interno, resta immutata: solo il cielo circostante appare ruotare. Ipotizzando le stelle incastonate nel globo ruotante, l'osservatore posto nel centro del nostro minuscolo planetario, vedrà una stella qualsiasi compiere una traiettoria come illustrato nella tavola 3 (- l'intero circolo di 360° si compie in 24 ore, quindi in 1 ora la rotazione è di 15°-).

L'idea della sfera celeste in rotazione risale all'Antica Grecia, come, del resto, anche l'idea che il Sole, la Luna e i pianeti si muovessero trasportati da volte sferiche, da Est verso Ovest.

E' forse il caso di precisare che la sfera celeste non è un'entità reale come può essere la Terra; le stelle, infatti, sono poste a distanze, da noi, enormemente diverse tra di loro e non sono certo sulla stessa superficie. Il diametro di questa sfera puramente geometrica va considerato indefinito; su questa superficie le distanze sono misure angolari (dall'orizzonte allo Zenit la distanza è 90°, una rotazione completa lungo l'orizzonte è una distanza di 360°).

La rotazione del globo da Est verso Ovest (guardando la Polare, questa rotazione è antioraria! ) procurerà all'osservatore la visione di stelle in moto ascendente, nella parte Est del cielo, le quali raggiungeranno il meridiano e, dopo averlo attraversato, il loro moto diverrà discendente verso Ovest. I punti in cui una stella sorge e tramonta sono egualmente distanti dal punto Nord dell'orizzonte; se essa sorgerà esattamente a Nord-Est, tramonterà esattamente a Nord-Ovest; se sorgerà ad Est-Sud-Est tramonterà ad Ovest-Sud-Ovest (così non accade per il Sole, per la Luna e per i pianeti). Inoltre ogni stella, osservando sempre dalla stessa località, durante l'anno sorgerà e tramonterà negli stessi punti, anche se in differenti momenti da un giorno all'altro.


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