Zodiaco e pianeti

Nella tavola 10 si mostra l'eclittica, come linea centrale di una fascia chiamata Zodiaco ed una parte del sistema solare, costituita dai pianeti visibili ad occhio nudo.

Ricordiamo che il termine Zodiaco deriva dal latino zodîacus, che deriva, a sua volta, dal greco zôidiakós. La parola greca zôidiakós è composta da due radici: zôídion che è diminutivo di zôion, "essere vivente" poi "immagine (celeste)", e kýklos, "circolo". In definitiva con il termine Zodiaco gli antichi greci indicavano il " circolo delle figure viventi ".

La ragione per cui i pianeti sono sempre visibili lungo questa fascia è spiegabile considerando che le loro orbite intorno al Sole giacciono, approssimativamente, sullo stesso piano di quella terrestre. I pianeti mostrati sono Venere, Marte, Giove e Saturno, tutti molto brillanti e facilmente riconoscibili. Gli altri tre pianeti - Urano, Nettuno e Plutone - molto lontani dalla Terra, possono essere osservati solo con l'ausilio di un telescopio. L'orbita di Plutone devia di 17° da quella terrestre. Mercurio, pianeta con un'orbita interna a quella terrestre, è difficilmente individuabile perché troppo vicino al Sole. Il grafico vuole essere solo una rappresentazione indicativa e, pertanto, le distanze tra i pianeti non rispettano nessuna scala di proporzionalità. La fascia dello Zodiaco è costituita da 12 famosissime costellazioni (estese circa 30° ciascuna) che, a partire dall'Equinozio di Primavera e procedendo verso Est, sono: Pesci, Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno e Acquario.

Tale fascia costituisce lo sfondo sul quale i pianeti, visti dalla Terra, si muovono. Sulla tavola, in questo momento, il Sole è raffigurato tra la Bilancia e lo Scorpione; Venere nello Scorpione; Marte e Giove sono prossimi al Sagittario e molto vicini tra di loro (il termine che si usa in questo caso è congiunzione ); Saturno è nel segno del Leone. Venere devia al più dall'eclittica di 9° da ambo le parti (Nord e Sud) e gli altri pianeti spesso meno, comunque tutti individuabili all'interno dello Zodiaco largo complessivamente 18°, con l'eclittica posta esattamente nel mezzo della fascia. Dal momento che l'orbita della Luna devia leggermente da quella della Terra di 5° circa, essa pure si sposta all'interno dello Zodiaco e vicino all'eclittica.

Ci sono quattro stelle di prima grandezza molto vicine all'eclittica: Regolo (Leone), Spica (Vergine), Antares (Scorpione) (Antares che significa "rivale di Marte" perché nell'antichità spesso questa stella veniva confusa appunto con il pianeta Marte, presentando entrambi un caratteristico colore rossastro), e infine Aldebaran (Toro).

I pianeti ruotano tutti intorno al Sole nello stesso verso della Terra, da Ovest ad Est, quindi si osserva che procedono verso oriente lungo lo Zodiaco, con l'eccezione di Mercurio e Venere che compiono un movimento alternato da una parte all'altra del Sole. Ma cerchiamo adesso di descrivere brevemente i moti del Sole e dei Pianeti così come appaiono dalla Terra.

La traiettoria del Sole, abbiamo detto, definisce l'eclittica; pertanto è su questa linea che avviene il suo moto. Abbiamo illustrato già il percorso quotidiano che il Sole compie da oriente ad occidente, ma contemporaneamente esso è in lento movimento verso oriente attraverso lo Zodiaco. Più esattamente, quest'ultimo moto annuo verso est rispetto alla sfera delle stelle, comporta che il Sole perderà circa 1° al giorno ( 360° / 365,…) rispetto ad una stella situata nella posizione ad esso corrispondente. Dopo un mese il Sole avrà ancora il moto giornaliero simile ad una stella, che però dista circa 30° dalla stella del mese precedente. Riferendoci allo Zodiaco, se il mese prima il Sole era in Ariete, il mese successivo il Sole sarà nella costellazione del Toro.

Ricapitolando, il moto generale apparente del Sole è composto dal suo moto giornaliero (il circolo percorso da Est ad Ovest), riflesso della rotazione diurna della Terra intorno all'asse polare da Ovest verso Est e da un contemporaneo spostamento annuale in direzione Est lungo l'eclittica, riflesso del moto di rivoluzione terrestre intorno al Sole.

I cinque pianeti appaiono nel cielo notturno senza il caratteristico scintillio tipico delle stelle. Il tremolio e il lampeggiamento non sono dovuti alle stelle stesse, ma all'atmosfera terrestre: correnti d'aria turbolente fanno vagolare la luce delle stelle. Le stelle sono soggette alla scintillazione perché le loro immagini sono assolutamente puntiformi perché sono enormemente distanti; invece i pianeti, che appaiono come piccolissimi dischetti, non scintillano in quanto le fluttuazioni vengono mediate sul disco visibile. Lo stesso fenomeno si riscontra confrontando la luce proveniente da una lampadina posta vicina all'osservatore con le luci di un paese distante: queste ultime risentono maggiormente delle turbolenze dell'aria e appaiono scintillare.

Abbiamo già detto che di solito i pianeti si muovono verso est attraverso le costellazioni: questo è il loro cosiddetto moto normale. Mediamente, Mercurio e Venere richiedono un anno di tempo per compiere il circuito completo dello Zodiaco; la lunghezza del ciclo di Marte è, in media, 687 giorni; il periodo medio di Giove è quasi di 12 anni; quello di Saturno 29,5 anni. Ma, in ogni caso, il tempo richiesto per ogni singolo ciclo può essere diverso dal periodo medio. Inoltre, anche quando si sposta verso est attraverso le stelle, un pianeta non conserva una velocità uniforme.

Ad eccezione del Sole e della Luna, il moto normale di tutti i pianeti è interrotto da brevi tratti di moto diretto verso ovest, detto moto retrogrado. Tale moto di retrogradazione si ripete dopo un determinato periodo di tempo, diverso per ogni pianeta.

A parte le similitudini riscontrabili nel loro graduale moto verso est, interrotto da retrocessioni periodiche verso ovest, i cinque pianeti presentano un'ulteriore caratteristica che le suddivide in due gruppi: le relazioni fra la loro posizione ed il Sole.

Mercurio si trova sempre in un raggio di 28° dal disco in movimento del Sole (distanza angolare questa -o tecnicamente, elongazione- , che non consente facilmente ad occhio nudo di avvistarlo perché è reso invisibile dalla luce del Sole); l' elongazione massima di Venere (sia ad Est che ad Ovest del Sole) è invece di 45° circa. Questo perché entrambi compiono un lento e continuo movimento di spola, da una parte e dall'altra del disco solare. Per un certo periodo di tempo si muovono in direzione est unitamente al Sole; in seguito, retrocedendo, incrociano il Sole (risultando invisibili), procedono, poi, ancora verso Ovest, raggiungendo l'elongazione massima, e infine invertono la loro direzione per raggiungere nuovamente il Sole. Quando si trova ad oriente del Sole, ciascuno di questi pianeti inferiori (inferiori perché le loro orbite sono interne a quella della Terra) appare come ‘stella della sera', che diventa visibile poco dopo il tramonto. Dopo la sua retrocessione attraverso il disco del Sole, il pianeta diventa una ‘stella del mattino' che sorge poco prima dell'aurora e scompare, poi, nel suo splendore. E' per questo motivo che, fino a quando il loro moto non venne studiato in funzione della sfera stellare, né l'uno né l'altro dei pianeti inferiori fu riconosciuto, nelle due diverse apparizioni sotto l'aspetto di stella del mattino e stella della sera, come lo stesso corpo celeste; Venere veniva denominato dai Latini Lucifero , negli aspetti mattutini e Vespero negli aspetti serotini.

Contrariamente a Mercurio e Venere i pianeti superiori (con orbite esterne a quella della Terra) e dunque Marte, Giove e Saturno, non restano nella medesima sezione di cielo del Sole. Talvolta essi sono in congiunzione con il Sole; talvolta sono invece distanti un arco di cielo di 180° o in opposizione al Sole. Fra questi due estremi assumono tutte le posizioni intermedie. Essi impiegano, abbiamo detto, più tempo della Terra a completare le loro orbite intorno al Sole e la Terra li sorpassa ad intervalli regolari. Quando la Terra sorpassa uno dei pianeti superiori, essi appaiono invertire il loro moto verso Est, per procedere verso Ovest ( moto di retrogradazione ), come una macchina sulla strada, che appena superata, sembra dirigersi, per un momento, in verso opposto. I pianeti superiori retrocedono soltanto quando sono in opposizione; quando retrocedono allontanandosi dal Sole attraverso il cielo, essi appaiono più luminosi. Questa maggiore luminosità, che è stata interpretata solitamente (almeno a partire dal IV sec. a.C.) come indice di una riduzione della distanza fra il pianeta e la Terra, risulta particolarmente rilevante nel caso di Marte; esso, quando è in questa fase, spesso è l'astro più luminoso del firmamento dopo la Luna e Venere, mentre solitamente è riconoscibile per il suo caratteristico colore rossastro e per l'assenza dello scintillio tipico delle stelle - assente in tutti i pianeti - ma non di certo per la sua luminosità.


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